Blogger e aziende: alla ricerca di sinergie per collaborare

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brand e blogger

Qualche settimana fa sono stata ospite del TBneTalks, un corso di formazione di due giorni dedicato ai travelblogger interessati a portare la loro esperienza di blogger ad un altro livello.

Ho avuto modo di chiacchierare, perché di una chiacchierata alla fine si è trattato, del rapporto blogger-brand e di come le destinazioni, i brand, le agenzie devono dovrebbero scegliere i blogger da coinvolgere nei loro progetti.

Una questione spinosa, specialmente perché tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare che è un oceano anzi un vero e proprio insieme di oceani che stagnano. Vi riporto qui alcune mie considerazioni che ho avuto modo di condividere con i partecipanti al TBNetalks e che derivano dall’esperienza diretta con blogger per clienti e progetti di diverso tipo e anche dall’esperienza come blogger, seppur da un punto di vista diverso.

Alcuni dati sul rapporto brand/consumatore:

* Il passaparola online converte oltre il doppio rispetto ai canali a pagamento, con un tasso di soddisfazione di circa il +37% (McKinsey)
* Il 92% dei consumatori/viaggiatori si fida più dei propri simili che di blogger e persone famose dei quali si fida solo il 18% degli utenti (Nielsen)
* La percezione di un prodotto/brand online è generata solo dal 6% degli utenti globali di Internet (McAfee)

Il rapporto brand/blogger

Un brand (sia esso una destinazione, un prodotto, un’agenzia) deve lavorare con i blogger per arrivare all’utente finale, l’unico che va conquistato e che deve fidarsi di quel determinato brand anche grazie all’azione dei blogger. I blogger sono i veicoli tramite i quali i brand arrivano al cliente grazie alla possibilità di fidelizzare l’utente finale ed essere percepito non come un sales man ma come un amico a cui chiedere consigli e da cui riceverne. Sono anche lo strumento tramite il quale misurano la percezione di un prodotto, un servizio, qualsiasi cosa. Un brand e un blogger che non hanno chiara in mente la figura del consumatore finale stanno perdendo tasselli di comunicazione importanti.

Si può lavorare con i blogger?

Certo, basta essere chiari e soprattutto mettere in conto un pagamento e un investimento sia economici che di risorse, strategie e dunque tempo.

Quali sono gli elementi da pianificare prima di scegliere un blogger con cui lavorare?

* Obiettivi aziendali a breve/medio/lungo termine
* Budget a disposizione (che va differenziato in base ai blogger e non può essere uguale per tutti)
* Tipologia della comunicazione & Tone of voice
* Unique Selling Proposition

Quali sono i parametri per scegliere un blogger con cui lavorare?

* La sua coerenza e la sua specializzazione (non siamo tutti bravi a fare tutto e riconoscere che il tuttologo non esiste e se esiste lavora male è il primo step per arrivare ad un diverso approccio alla questione blogger/brand)
* La sua professionalità che si tramuta nella disponibilità a strutturare insieme il progetto, a condividerne successi e insuccessi, a condividere numeri prima, durante e dopo;
* La sua qualità che vuol dire ottime doti di scrittura in italiano (e nessuna approssimazione in altre lingue) e l’individuazione chiara e diretta del proprio pubblico che permetterà al brand di parlare con la sua community di riferimento, quella italiana (un brand che si rivolge a blogger italiani sta cercando di promuoversi in Italia, non nel resto del mondo);
* Fact checking ovvero controllo che ciò che si scrive è corretto, sotto tutti i punti di vista, e non copiato a destra e a manca;
* Il suo Audience/Target di riferimento che deve essere lo stesso del brand per non generare una campagna inutile e anche poco produttiva. Il target può essere anche individuato insieme dopo un attento studio e un’analisi ma di base deve esserci un minimo di comunione di intenti tra brand e blogger;
* I suoi numeri, del blog e social ricordando che i numeri sui social possono mentire e, specie nelle campagne a lunga durata, il valore economico prodotto dal buzz temporaneo sui social non produce nulla mentre i contenuti su un blog restano per sempre.

tbnet roma

Cosa non devono chiedere le aziende ai blogger che vogliono coinvolgere?

* Le potenzialità economiche del loro lavoro: i blogger non definiscono il guadagno che possono possono portare ad un’azienda ma, grazie ai numeri che forniscono, sono le aziende che stabiliscono il potenziale valore di un blogger e di un contenuto prodotto dallo stesso;
* Di snaturare il loro lavoro e la loro comunicazione per aderire agli standard aziendali.

Cosa devono chiedere i blogger alle aziende che vogliono lavorare con loro?

* Chiarezza sugli obiettivi da raggiungere;
* Chiarezza sulla mission (se in un viaggio blogger non sono previste attività specifiche per il blogger che è stato invitato chiederle facendo presente che altrimenti sarà difficile scrivere e comunicare qualcosa. Ovviamente questo funziona se si è coerenti e specializzati e, dunque si ha credibilità nel proprio ambito di appartenenza);
* Chiarezza sui pagamenti e sui report richiesti;
* Condivisione degli obiettivi per raggiungere insieme il traguardo.

Quanto contano le conoscenze?

Siamo in Italia, vogliamo forse negare che le conoscenze non contano niente? Il punto è che anche se si decide di lavorare con blogger che si conoscono è sempre bene sottoporli allo stesso trattamento a cui vengono sottoposti gli altri e, soprattutto, soppesarli esattamente come si soppesano (quando vengono coinvolti!) gli altri: verificare che siano davvero coerenti con il nostro progetto, che abbiano qualcosa da dire, chiedere numeri, stabilire condizioni da rispettare. La conoscenza non implica che si sorpassino determinati step ma che anzi si mettano ancora più in chiaro certe situazioni. Mai coinvolgere blogger che si conoscono solo per atterrare su dei cuscinetti morbidi perché anche i cuscinetti esplodono e, alla lunga, il gioco viene compreso anche da quelli che dovrebbero essere a cuore delle aziende e dei blogger: gli utenti.

Esiste davvero un mondo in cui le aziende e i blogger possono lavorare in maniera così collaborativa e svincolati dalle logiche legate alla conoscenza diretta ma basandosi solo sulla qualità? Esiste, basta solo trovare la formula giusta, metterla in pratica e iniziare a ragionare per obiettivi concreti svincolandosi da qualsiasi logica intricata e viziosa.

Di seguito la mia presentazione per il TBNetalks di Roma


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[Disclaimer: la parola utente non piace neanche a me. Un po’ come influencer, per esempio. Ma una parola migliore di utente in questo contesto non sono riuscita a trovarla: potrebbe essere consumatore ma è ancora più brutta. Persona nel senso di marketing persona ma no, brutta pure lei. Alla fine utente è quella che rende meglio perché l’utente è per definizione chi usufruisce di un bene o di un servizio pubblico o privato. E i prodotti, le destinazioni, i brand sono i beni di cui le persone usufruiscono, materiali e immateriali]

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  • http://www.sewingprincess.com Silvia – Sewing Princess

    interessante! ti ho trovata per le ciambelline al vino…ora leggo anche il resto! grazie

    • http://www.anconitano.com Veruska

      Dire che ho letto il commento solo adesso è veramente brutto. Chiedo fortemente venia, fortemente.