Come diventare freelance: tutto quello che devi sapere

postato in: Marketing online | 0
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail this to someone

lavoro da casa

Come diventare freelance?

Prima o poi quasi tutti passano la fase “lascio tutto e faccio il freelance così ho più tempo e posso fare quello che voglio e quando voglio”. C’è chi riesce con successo e chi invece lascia stare dopo pochi mesi o un anno, rendendosi conto che la vita da freelance non è fatta di stipendio e orari fissi e magari dopo essere andato in perdita. Io lo dico ad occhi chiusi: fare il freelance non è per tutti e non dovrebbe mai essere consentito far credere a chi decide di provarci che può farcela. Non è così e raccontare il contrario vuol dire raccontare menzogne.

Come diventare freelance di successo?

Per prima cosa mettiamo in chiaro il termine successo: c’è chi lo identifica con il classico “tanti soldi”, chi invece lo definisce con la parola “prestigio” e chi invece ne parla in termini di “libertà”. Successo è una definizione così personale che approfondire lascia il tempo che trova.

Se però vuoi diventare freelance ci sono delle cose che devi sapere, ci sono dei punti fermi e delle situazioni che devi analizzare. Perché è vero che la libertà è bella ma è anche vero che fare il freelance richiede più di quello che sembra richiedere e, spesso, il ritorno è molto minore rispetto alle aspettative (specialmente all’inizio) e le tanto sospirate vacanze alle Maldive che pensavi di non poterti permettere, per via del tempo, quando lavoravi full time, non potrai permettertele neanche lavorando da freelance. Per una questione di soldi oltre che di tempo.

strategy

Un buon freelance è un buon venditore, di sé e dei suoi “prodotti”

A patto che i prodotti abbiano senso e ci sia competenza dietro, se non sai vendere ciò che fai non sarai mai un freelance capace. Non si tratta di vendere cose che non si hanno ma avere la competenza necessaria per far comprendere ad un potenziale acquirente i motivi per cui lavorare con te sarebbe la cosa migliore (sai scrivere? Sai quanti ce ne sono come te! Sai programmare? Sai quanti bravi ce ne sono sulla piazza!). Sembra facile ma quando ti tocca farlo, credimi, le cose diventano complicate e non sarà difficile vedere qualcuno con meno competenze ma più faccia tosta passarti avanti in quello che sarebbe stato sicuramente il tuo progetto ideale.

Un buon freelance non ha orari

Se lavori in ufficio entri alle 9 e alle 17 esci o se esci più tardi puoi dichiarare concluso il tuo working time nel momento in cui metti piedi fuori dall’azienda (e vieni anche pagato per l’extra time, almeno in un mondo ideale). Se lavori da freelance puoi non avere orari né giorni di festa: è chiaro che anche il freelance deve avere i suoi tempi e staccare la spina ma ricordati sempre che se sei un freelance sei anche quello che, per far quadrare tutti i lavori nel migliore dei modi, non si fa problemi a lavorare la domenica. Anzi, spesso usa la domenica per stare dentro casa e organizzare, così da consegnare il lunedì.

Un buon freelance è anche un buon commercialista e avvocato di sé stesso

Avere un commercialista fidato è fondamentale ma, ti sembrerà strano, essere commercialista di sé stessi è allo stesso modo fondamentale. Tenere i conti, far quadrare i bilanci, mettere da parte l’ammontare necessario per pagare le tasse, essere sempre informato sulle ultime novità fiscali sono cose che un freelance deve sempre fare per poter andare dal commercialista con le idee chiare e, se necessario, far valere le proprie priorità. Stessa cosa per quel che riguarda le questioni legali: l’esperienza mi insegna che se ne sai qualcosa di legislazione relativa al campo entro il quale ti muovi saprai gestire facilmente parecchie situazioni difficili. Saperne di tutto è l’elemento fondamentale per non sprofondare.

Un buon freelance sa che se non pianifica per bene i soldi messi da parte finiscono

Di solito, con risparmi medi, si riesce a vivere bene un anno come freelance senza fare chissà che cosa. Dopo il primo anno e le tasse da pagare sono però dolori: se non hai un piano e anche un piano B, un piano C e un piano D finisci senza soldi e in depressione. Quelli che lasciano tutto e iniziano a viaggiare per il mondo sono solo una piccolissima parte di ciò che succede facendo i freelance: gli altri lavorano, pianificano e gestiscono.

lavoro freelance

Un buon freelance sa che la collaborazione è fondamentale

Con la competizione si va avanti solo nelle aziende mentre se lavori da solo avrai sempre bisogno di una rete su cui appoggiarti. La rete può essere fisica o anche virtuale e in entrambi i casi il valore che ne ricaverai sarà proporzionale a quanto tempo spenderai per creare rapporti. La collaborazione può essere banalmente su un progetto da dividere ma anche su un consiglio da chiedere ad altri: in ogni caso collaborare con altri professionisti è fondamentale per avere successo e, perché no, per trovare nuovi spunti di riflessione e criticità (dare un’occhiata qua, giusto per capire).

Un buon freelance sa che su 100 preventivi che invia forse, e dico forse, uno riesce a portarlo a casa

Inutile dirlo: preventivi per chissà quanti migliaia di euro e poi ti resta il lavoro al prezzo più basso. Va così, c’è poco da fare. Se inizi a prenderla a male è il caso che torni a fare l’impiegato. Io lo dico sempre: se rinasco divento creatrice di preventivi di professione!

Un buon freelance ha un tariffario e lo rispetta

Giocare al ribasso per prendere lavori ha senso solo se hai tempo da perdere. Un vero e serio freelance ha un tariffario di massima ed è pronto ad aggiustarlo ma la buona norma dice che se inizi ad abbassare per non perdere lavori stai lavorando male. E, credimi, non farai tanta strada perché è come un cane che si morde la coda: tu abbassi i prezzi e prendi il progetto ma il progetto ti occupa troppe risorse se relazionato a quanto vieni pagato. Morale della favola: perdi la voglia, lavori male e alla lunga, a meno che lavori con degli incompetenti, perdi anche il progetto. Ti conviene?

Un buon freelance sa che ci saranno mesi di magra e mesi di lavoro pesantissimo

Banale no? C’è il mese in cui lavori 20 ore su 24 e il mese in cui ne lavori forse 10 in totale di ore. A meno che non abbia collaborazioni continuative che ti garantiscono una sorta di fisso mensile ci saranno mesi in cui lavorerai troppo e mesi in cui lavorerai troppo poco: la bravura del freelance sta proprio nel massimizzare i mesi in cui si lavora di più per “godersela” al meglio i mesi in cui si lavora di meno.

Un buon freelance non si ferma mai

Corollario di quanto scritto sopra. Ci si ferma dandosi orari e obiettivi ma per tenersi al passo con il mercato tra studio e ovviamente ricerca progetti è raro fermarsi. Il bello è anche questo: poterlo fare secondo i propri ritmi, con uno scheduler che rispetti le proprie esigenze.

bingo

Un buon freelance è propositivo e lavora con il sorriso

Se tu dovessi assumere un professionista freelance ti affideresti ad una persona che sorride e mette passione in quello che fa oppure ad una persona che fa le cose meccanicamente, anche se le fa bene? Ecco, non credo ci siano dubbi in merito… anzi, ti dirò di più: se lavori con il sorriso, sei propositivo e sposi in pieno il progetto che stai seguendo dimostrerai una professionalità senza precedenti. Ed essere professionali, oggi come oggi, ripaga parecchio.

Un buon freelance è flessibile

Sei stato chiamato per scrivere dei testi e sai anche tradurre ma se il tuo committente ha bisogno di una traduzione al volo tu gli prepari un preventivo dettagliato e gli fai notare che sei stato assunto per fare altro? Cambia lavoro, dammi retta! Se sai fare una cosa e stai lavorando ad un progetto, a meno che non ti tolga tempo ad altro o che sia davvero dispendiosa, allora non ha senso non farla solo perché non rientra tra i tuoi compiti. Ti hanno mai detto che essere easy è cosa buona e giusta?

Un buon freelance non si improvvisa esperto

Sai scrivere? Bene, fai questo. Sai programmare? Bene, fai questo. Ti chiedono di scrivere e programmare ma sai fare bene solo una delle due cose? Impara a dire no, impara a riconoscere i tuoi limiti e a farti riconoscere come professionista dalle persone con cui lavori (la regola dell’80/20 funziona pure qua, se ben applicata!). Se ti improvvisi e sei un dipendente aziendale avrai spesso una scusante e un modo per rimediare all’errore ma se lo fai quando lavori da solo le cose sono diverse. Improvvisarsi esperti nuoce alla tua carriera e anche alla carriera di chi fa il lavoro per il quale tu, erroneamente, ti sei dichiarato un esperto. Sai quante aziende si affidano ad esperti improvvisati, spendono budget e poi chiedono disperatamente l’aiuto di esperti veri, spendendo molto ma molto di più di quanto avrebbero speso se il freelance scelto all’inizio fosse stato onesto? Ricordati che non è raro che le aziende facciano i nomi di quelli che hanno sbagliato…

Un buon freelance dice di no

Dire di no non è una forma di snobismo ma la forma più nobile di rispetto verso chi offre un lavoro e anche verso sé stessi. Se ti offrono un lavoro che non ti convince, un compenso che non accetteresti mai o anche un lavoro per un brand con cui non lavoreresti mai non accettare: essere libero professionista significa poter scegliere ogni giorno e decidere con chi e per chi lavorare e anche a che condizioni. Di solito ci si pente per aver accettato un brutto lavoro e mai per averlo rifiutato perché, nonostante spesso si dica il contrario, l’istinto è spesso miglior consigliere del cervello. Dire di no significa definire chi siamo, dare una direzione alla nostra professione e non farci guidare da lei.

soluzione

Un buon freelance sa che il fallimento è dietro l’angolo e lo accetta

Specialmente all’inizio si sbaglia: si sbaglia a fare i preventivi, a calcolare il tempo necessario, a prendere lavori, a chiedere consulenze. La sfida è capire che dall’errore ci si deve rialzare e ripartire migliori di prima e per farlo è necessario studiare l’errore e pianificare a partire da quello. Se hai chiesto 100 euro per un lavoro che ne valeva 500, se hai lavorato 24 ore su 24 e hai guadagnato pochissimo non sei né il primo né l’ultimo: il passaggio cruciale è superare questa fase e maturare. O tornare indietro e trovare lavoro 9-17.

Un buon freelance non consiglia mai agli altri di diventare freelance

Tu consiglieresti agli altri di farsi tatuare? Io no (e sono una molto tatuata!) e allo stesso modo non consiglierei mai e poi mai a nessuno di diventare freelance. Il percorso per farlo è talmente personale e soggettivo che anche solo sentire la pressione che arriva dagli altri, che magari lo fanno da anni e lo fanno bene, non fa che amplificare l’ansia da prestazione e le possibilità di fallimento.

Last but not least…

… un buon freelance è quello che ha scelto di esserlo, che non sente il bisogno di giustificarsi di fronte agli altri (no, non si diventa freelance perché si perde il lavoro! Capita anche questo ma chi lavora da libero professionista sceglie di farlo), che sa gestire e gestirsi (ed è anche pronto a tornare indietro se le cose non vanno!) e che sa dire no e, proporre, con onestà, servizi che è in grado di fornire. Per tutto il resto c’è il lavoro dipendente…

Detto questo, sei pronto/a per diventare freelance? Sei sicuro non sia solo un capriccio dettato da una moda del momento? Se hai domande o esperienze personali da condividere lascia un commento sotto e parliamone!

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail this to someone